GIORNO 10

Mentre sono sul volo che mi riporterà a casa, ripenso a questi dieci giorni appena trascorsi, ad ogni parola, ogni gesto, ogni incontro, ogni silenzio speso in preghiera e in meditazione. Sono immensamente grato, emozionato e felice. Quando fai un pellegrinaggio, prima di partire, non conosci quasi nessuno, hai paura di non ambientarti e di sprecare solo tempo. Alla fine, però, la storia è sempre la stessa: si crea un’atmosfera unica di amicizia e di affetto tra persone simili, diverse o addirittura opposte tra loro, che hanno però lo stesso destino, quello di crescere insieme nell’amore e nella fede. Mentre camminavo tra quelle stesse vie percorse da Gesù duemila anni fa, sentivo di essere accompagnato dalla parola di Dio. Il deserto, Gerusalemme, Betlemme, Nazareth: tutti luoghi che mi porterò nel cuore e che ricorderò con grande gioia. Credo di essere cresciuto come uomo e come cristiano, perché ho capito che sono il contatto e lo scambio di opinioni ad aprire una persona al dialogo e alla tolleranza. È così che si diventa cittadini del mondo.
Ogni testimonianza è stata unica a modo suo. Da Padre Ibrahim e dai ragazzi di Mondo X ho imparato che la fede può davvero salvare se stessi e gli altri. Da Georgette ho imparato che devo essere grato per tutto quello che ho. Mentre io trovo pesante andare a messa ogni domenica, lei darebbe la vita per poter professare liberamente la sua religione; e mentre io, a Piacenza, mi lamento del traffico, lei deve sopportarlo per poter oltrepassare il muro, andare a lavorare e dare da mangiare alla sua famiglia.
Devo ringraziare la guida, chi mi ha dato la possibilità di vivere questa esperienza, i miei compagni di viaggio e i miei compagni di stanza. E devo ringraziare anche i seminaristi e i sacerdoti: se Dio è davvero misericordia e amore, posso dire di averlo visto in loro. La gioia di vivere deriva anche dall’incontro con nuovi luoghi, nuove persone, nuove culture. È quello che poi ti fa venire voglia di rifare la valigia e ripartire subito. È quello che ti fa capire di aver vissuto davvero in quei dieci giorni, e di non essere solo sopravvissuto. Torno a casa arricchito e felice, prendendomi l’impegno di vivere un giorno alla volta, con tutte le cose belle e brutte che questo mi può offrire, e di amare l’altro tanto quanto amo me stesso. Non mi sento di dire nulla ad ogni persona che ho incontrato durante il cammino e che ha contribuito, a modo suo, a renderlo unico, se non “habibi”. Grazie. Vi porto nel cuore.

Filippo Zaninoni

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