GIORNO 8

Nazareth significa “città del fiore”. La radice etimologica è la stessa del termine ebraico “Netzer”, che significa germoglio. La gente che viveva a Nazareth viveva di un’attesa: quella del germoglio di Iesse. Quindi, stare in questo luogo vuole dire farsi domande sulle proprie attese. Che cosa attendo io nella vita? Per che cosa mi impegno con i miei sentimenti e la mia creatività? Gesù decise di vivere nel villaggio di Nazareth; a 8 anni imparò il mestiere del padre, Giuseppe, che lavorava a Sephoris, ritornando poi sempre a Nazareth. Quelle erano le “cose che faceva per il padre suo”. Per questo, a 13 anni, pur non essendo più obbligato a starci, decise di continuare a vivere questa quotidianità. E a me piace di più vivere il quotidiano o fuggire con la mente? Ciò che ha forgiato Gesù e che gli ha fatto sconfiggere lo spirito dell’autosufficienza sono stati proprio i suoi 30 anni vissuti a Nazareth. Per lasciarsi forgiare occorre elasticità. E io, lascio che i miei vuoti si riempiano con il quotidiano che mi fa vivere Dio?
Il vuoto per eccellenza è la verginità. La verginità di Maria non era solo fisica, ma anche del cuore. Per questo quel vuoto l’ha messo nelle mani di Dio. Anche Gesù era vergine, non voleva diventare padre essendo sempre stato figlio. Però non è automatico che il quotidiano ti plasmi: la gente di Nazareth,ad esempio, non credette che Gesù, che era uno di loro, fosse il germoglio. La quotidianità aveva spento la loro capacità ricettiva. È importante che il mio quotidiano rimanga vivo, che mi continui a stupire, perché se un giorno non dovesse più essere così, lo spirito sarebbe già morto ancor prima che lo sia il corpo.
Prima di raggiungere il Monte Tabor abbiamo fatto un viaggio attraverso Nazareth. Nel vangelo ci sono 4 spostamenti di Gesù da Nazareth. Il primo lo compie per vivere il Bar Mitzvah. Il secondo per raggiungere il Giordano, dove viene battezzato e capisce di avere una reazione con Dio. Il terzo lo troviamo nel vangelo di Luca, dove si dice che Gesù va a vivere a Cafarnao. L’ultimo spostamento è, invece, da Nazareth alla Sinagoga: è questo l’ultimo passaggio del suo guado. Anche nella mia vita c’è qualche sparti-acque? Ci sono domande che devo farmi sapendo che ho un guado da attraversare?

Sempre al monte Tabor, nel pomeriggio, abbiamo incontrato due ragazzi, Vittorio e Giuseppe, della comunità di Mondo X, nata ufficialmente nel 2003 per volontà di Padre Eligio Gelmini. Mondo X è una splendida associazione che da anni si impegna nella realizzazione delle realtà più vere della vita. Tra le persone che entrano in comunità ricoprono un ruolo particolare i tossicodipendenti. Vittorio e Gabriele ci hanno raccontato la loro storia e la loro rinascita grazie a Mondo X e ci hanno dato consigli di vita. Abbiamo imparato che la dipendenza non crea mai amore e che la droga prende tutto e non da nulla. “Ogni essere che viene al mondo cresce nella libertà e si atrofizza nella dipendenza” ha detto una volta Silvano Agosti, regista e scrittore italiano. E oggi quei due ragazzi ce lo hanno testimoniato.

Filippo Zaninoni

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