Aggiornamento di stato

GIORNO 6

La giornata di oggi è stata quasi interamente dedicata a Betlemme. Gesù nacque qui: da piccolo gli davano il pane, poi, quando è morto, si è fatto pane per gli altri. Questo vuol dire crescere: dare se stessi come pane. Questa mattina, abbiamo visitato il Campo dei Pastori. I pastori, al tempo di Gesù, venivano esclusi. Appena Lui naque fiorí la logica dell’inclusione. Se ci fermassimo alle riflessioni di ieri penseremmo che è troppo difficile essere discepoli del Signore. I pastori sono stati i primi veri discepoli. Si muovevano perché erano attratti da una bellezza e perché si fidavano di qualcuno. Ricercavano la prontezza, non l’indugio. La lode, non la mormorazione, che è la mancanza di riverenza, cioè un insieme di rispetto, contemplazione e capacità di cogliere la bellezza. Riverente è colui che non si lascia stupire dalla terra, dalla natura, dalle persone, dalla vita. I pastori erano gente semplice. Semplice sí, ma con un cuore che si fidava.

Abbiamo visitato anche la cosiddetta Grotta del Latte. Si racconta che lí Maria allatto Gesù e che delle gocce di latte caddero sul pavimento, che si imbiancò. Questa grotta è meta di pellegrini, ma soprattutto di pellegrine, che chiedono a Dio il dono della maternità e del latte. È impossibile pensare di dimostrare i doni di Dio, ma se riducessimo il mondo a ciò che possiamo vedere, toccare e sentire, lo semplicheremmo troppo. Per fortuna nella vita è tutto molto più affascinante e misterioso. Maria è colta in un momento molto intimo con suo figlio: esiste un intimità che turba e infastidisce, e un’intimità dolce, come questa. Maria nutre Gesù, e non viceversa. Di fronte a un bambino piccolo abbiamo un istinto di amore, di nutrimento, perché ci spinge a dare il meglio di noi stessi. Dio ci spinge a fare lo stesso con la dolcezza e la fragilità, non con la forza o con la legge. Dio non ci aiuta a conservarci, ma ci spinge a dare la nostra vita in dono. Poi abbiamo saputo che a pochi kilometri dalla Grotta c’è un ospedale che accoglie bambini con disabilità, perché da sempre vengono esclusi dal mondo islamico. Ma la disabilità non è un difetto, ma solo un modo ingegnoso di vivere. Quando sei salvo? Quando sei conservato o quando sei consumato nell’amore?

Questa sera siamo stati ospitati da Georgette, una ragazza palestinese cristiana e dalla sua famiglia, che ci ha offerto la cena. Lei si è laureata a Perugia, stando 3 anni lontano dalla sua famiglia, dopo aver ottenuto un permesso attraverso l’ordine francescano per poter oltrepassare il muro che divide la Cisgiordania dallo Stato di Israele. Stupiti e commossi, l’abbiamo ascoltata mentre ci raccontava come vivono i palestinesi a Betlemme. Era contenta di ospitarci e di aver avuto l’occasione di farci conoscere la sua storia. La cosa che più mi ha colpito è che Georgette, dopo essersi laureata in Italia, sia ritornata dalla sua famiglia a Betlemme, perché non riusciva più a sopportarne l’assenza. E io, sono consapevole della fortuna che ho nell’essere libero e nel poter vedere amici e parenti ogni volta che lo desidero? Allora voglio andare a dormire sentendomi grato per quello che ho, piuttosto che triste per quello che non ho.

Filippo Zaninoni